We lost the sea

We lost the sea è la rappresentazione di una perdita. La perdita del mare e del suo universo naturale e simbolico; dell’armonia che unisce uomo e natura, che tiene insieme cielo, terra e mare in un afflato cosmico e poetico. «Chi lo ha visto lo tiene con sé per tutta la vita», scrive Goethe nelle pagine del Viaggio in Italia dedicate alla Sicilia.
We lost the sea è un’installazione cinetica concepita come dispositivo scenico, una macchina teatrale che non ha timore di mostrare i suoi trucchi e i suoi ingranaggi ma che, anzi, ricerca nell’artificiosità del teatro la sua dimensione poetica. La platea prende la forma di un pontile, elemento aggettante rispetto alla terraferma che consente di vivere un’esperienza ravvicinata, inclusiva, di relazione intima con l’opera e con l’universo naturale
sintetizzato e sintetico che rappresenta. Sintetico è il materiale, la vetroresina, di cui sono fatte le cisterne per la raccolta dell’acqua piovana, qui utilizzate come contenitori di brani di mare palermitano. Sintetico è il soffio meccanico dei ventilatori; sintetici i fogli di mylar ancorati alle cisterne che, muovendosi e sventolando come altrettanti aquiloni, generano riflessi di luce provenienti dalle profondità marine.
Sintetico, infine, è lo sguardo dell’artista che condensa entro i limiti dello spazio scenico il sistema fluido acqua-aria-luce, sistema generatore del respiro della terra, evidenziandone le costrizioni, i patimenti, le apnee.
We lost the sea è un grido d’allarme, un atto di denuncia nei confronti di un ecosistema al collasso, un invito a prenderne coscienza, ad abbandonare le comfort zone dei nostri individualismi, della nostra idea romantica di una natura imperturbabile e al servizio delle nostre certezze emotive e intellettuali.

We lost the sea is the representation of a loss. The loss of the sea and its natural and symbolic universe; of the harmony that unites man and nature, and that holds the sky, the earth and the sea together in a cosmic and poetic afflatus. “He who has once seen it will never forget it”, writes Goethe in the pages of his Italian Journey dedicated
to Sicily. We lost the sea is a kinetic installation conceived as a scenic device, a theatrical machine that is not afraid to show its tricks and gears but that, on the contrary, seeks its poetic dimension in the artifice of theatre. The stalls
takes the shape of a pier, an element projected from the mainland, which allows one to have a closer, more intimate relationship with the work, as well as with the synthesized and synthetic universe it represents.
Synthetic is the material, fiberglass, of which the cisterns for the collection of rainwater are made of, containers of Palermitan sea symphonies. Synthetic is the mechanical breath of the ventilators; synthetic the mylar sheets anchored to the cisterns which, moving and waving like kites, create the reflection of light from the depths of the sea.
Ultimately, synthetic is the artist’s gaze, which condenses within the limits of the scenic stage the fluid water-air-light system, a system which generates the breath of the earth, revealing its restrictions, its sufferings, and its
intermissions. We lost the sea is a cry for help, a declaration that denounces the collapse of the ecosystem, an invitation to become aware of it and abandon the comfort zones of our own individualisms, of our romantic idea of an imperturbable nature at the service of our emotional and intellectual certainties.

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Anno
2020
Formato
16,8 x 24
Pagine
136
Copertina
con bandelle
Lingua
Italiano/Inglese
ISBN 978-88-99519-95-7

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